Maria Cecilia Turchi

Nata a Torino il 22 settembre 1960 da genitori romagnoli, trascorre a Bologna infanzia e giovinezza.
Nel 1979 consegue la maturità presso il Liceo Ginnasio “Galvani” di Bologna.
Nel 1983 si laurea al DAMS, SEZIONE MUSICA, presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bologna, con il massimo dei voti (110 e lode).
Nel 1985 consegue il diploma di perfezionamento in Musicologia presso la facoltà di Magistero di Bologna con il massimo dei voti.
La musica e il desiderio di comunicarne la bellezza si confermano le sue grandi passioni: nel 1986 consegue l’abilitazione all’insegnamento per le scuole medie e nel 1987 quella per le scuole superiori.
Ha insegnato a Bologna, a Milano e dal 1982 a Sondrio presso il Liceo Socio-Psico-Pedagogico “Lena Perpenti”. La professoressa Turchi ha elaborato e coordinato in quella scuola il progetto per il liceo musicale, attivato nell’anno scolastico 2000/2001.
E’ stata direttrice del coro di voci bianche presso la Scuola Civica di Musica di Sondrio dal 1997 al 2002.
Nel 2001 è colpita da una grave malattia; dopo tre interventi e numerose cure ospedaliere, il 22 novembre 2003 il Signore l’ha presa con sé, nel giorno di Santa Cecilia, sua protettrice e patrona dei musicisti.

“Il cristiano è un uomo che percepisce l’eternità in agguato dentro ogni apparenza”. Cecilia era così e così la ricorda la sua famiglia.
Chi entrava nel suo raggio d’azione percepiva quasi fisicamente l’abolizione della categoria della banalità e un’apertura di credito totale a qualsiasi persona e situazione.
Aveva il dono di creare un clima bello intorno a sé, chiunque incontrandola si sentiva dolcemente costretto a tirare fuori il meglio.
Scusava sempre gli errori, non giudicava nessuno, non si lasciava mai trascinare nelle trappole consuete del lamento e del pettegolezzo. Era semplicemente indisponibile alla malizia.
Questo sguardo limpido sulla vita, questo talento naturale per ogni rapporto erano sostenuti ed alimentati dalla preghiera, cui era fedelissima, e che portasse con sé il Signore è stato evidente sempre, soprattutto nei due anni di malattia durante i quali è stata spettacolo di fede e di coraggio di fronte al mondo, pur nella sua discrezione.
Grazie all’incontro con lei diverse vite di persone malate, rese ottuse e grevi dalla sofferenza, si sono riaperte - proprio sul finire - alla speranza; qualcuno si è riconciliato con Dio. Più di una volta è toccato a lei incoraggiare i medici, che rimanevano stupefatti da come Cecilia celasse il dolore dietro un volto sempre sorridente.
Tutti le volevano bene e attraverso la musica trasmetteva il suo amore per gli altri, riusciva ad appassionare anche cuori giovani abituati ad una musica diversissima. Era molto rispettata dai ragazzi perché li rispettava profondamente.
Anche dal cielo è mamma, sposa, sorella, amica.
“Il Signore ha dato, il Signore ha tolto: sia benedetto il nome del Signore” (Gb. 1,21).