Franzina Michele

Franzina Michele

Per la mia presentazione ho pensato di proporre un articolo comparso sul giornalino della scuola qualche anno fa.
Nel 2010 gli alunni dell’allora classe 5^ decisero di intervistarmi per conoscermi più da vicino. In questi sei anni ho avuto la possibilità di vivere tante altre esperienze significative –concerti, concorsi, trasferte-, ma il mio pensiero, il mio modo di approcciarmi alla musica non è mutato.

LA MUSICA? LA MIA VITA

Intervista al Maestro Michele Franzina.

Braccia lunghe lunghe come rami al vento, viso espressivo, pizzetto elegante, occhi grandi e chiari, gel sui capelli corti... così ci si presenta il nostro maestro di musica e coro Michele Franzina. Rispetto a noi, un gigante. In aula entra con passo svelto e deciso e voce seria, ma è paziente, disponibile e prontissimo al sorriso. Anche mentre dirige ci guarda e sorride, così ci rasserena! Ha occhi dappertutto e niente perde mai di vista: soffia dentro la sua rotella bucata e ne fa scaturire una melodia dolcissima. Mitico!

L’abbiamo intervistato dopo il concerto di Natale dei cori alpini presso la Camera dei Deputati: “E’ stato sicuramente il concerto più emozionante: l’ambiente era maestoso, l’atmosfera solenne. Il nostro coro CAI era l’unica formazione a rappresentare la Lombardia. Conoscevamo le aspettative: esprimere, attraverso le canzoni, gli aspetti più umani e fraterni della gente di montagna. Dal pubblico siamo stati accolti con calore, e anche tra i diversi cori si é instaurato un clima di stima e di reciproca ammirazione, al punto che un coro piemontese ci ha invitati a cantare nella sua città.”
Che cos’è per te la musica?
“La musica è sempre stata la mia passione, è diventata la mia vita e il mio stesso lavoro. Ascoltando, a otto anni, la banda del mio paese, mi sono interessato agli strumenti a fiato e ho imparato a suonare il trombone a tiro. Da lì è iniziata la mia storia musicale.”
Volevi andare allo Zecchino d’ oro?
“Da piccolo non mi interessava il canto. La passione mi è venuta a 17 anni, quando l’ora di canto è entrata nel programma dei miei studi.”
Per noi tu sei molto bravo!
“Il maestro che ho sostituito al coro CAI era bravissimo: dirigeva da molti anni e sapeva molte più cose di me. Io ero alle prime armi, appena uscito dalla scuola, e sapevo che nella musica c’è sempre da imparare: per questo, per saperne di più, frequento corsi estivi di aggiornamento. Mentre voi siete in vacanza, io studio!”
Parlaci dei cori con i quali lavori.
“Cantare è un’esperienza sempre nuova per me e per i coristi e ogni coro ha le sue caratteristiche: la voce dei bambini è dolce e raggiunge tonalità più alte. Con il coro di Berbenno, a cui partecipano ragazzi dagli 8 ai 17 anni, ci ritroviamo due ore alla settimana. Ci siamo già esibiti in concerto in alcuni paesi della Provincia, a Bergamo, a Padova, in Sicilia. Siamo stati addirittura all’estero, in Polonia, durante una trasferta-vacanza di dieci giorni. In questa occasione abbiamo avuto l’emozione e la gioia di cantare nella cattedrale di Cracovia, dove è stato vescovo Carol Wojtyla prima di diventare papa.
Il coro CAI, composto da giovanissimi e più anziani (il corista più vecchio è ottantacinquenne), è una grande famiglia dove tutti vogliono e sanno dare ogni volta il meglio di sé. Con alcuni mi vedo solo per le prove, con altri sono nati rapporti di amicizia, ma tutti ci aiutiamo reciprocamente.”
Mio papà dice che c’è invidia tra i maestri di coro.
“L’invidia è una cosa cattiva, che impedisce di dialogare e di costruire dei rapporti. E’ comprensibile che il maestro abbia l’ambizione che il suo coro sia fra i migliori ma questo non dovrebbe impedire una reciproca stima fra i diversi cori: il confronto è sempre positivo e arricchente, altrimenti finisce che ciascuno cura il proprio orticello.”
Come ti senti quando dirigi?
“Non sono mai tranquillo, ma sempre felice di cantare. Posso essere preoccupato o teso per i fatti accaduti nella giornata, o emozionato, ma infine mi rilasso e mi sento bene. La paura prima di esibirsi è comunque positiva: tiene desta l’attenzione e stimola le emozioni necessarie per cantare.”
Con quale criterio scegli le canzoni per il coro?
“Le scelgo in base alla melodia e al significato, al periodo e alle voci dei coristi, cercando di rispettare le loro preferenze.”
Hai scritto delle canzoni?
“Ho composto un brano per voci bianche, ma non ho ancora avuto l’ occasione – o il coraggio!- di presentarlo in pubblico.”

Del nostro maestro Michele colpisce la modestia e la continua voglia di imparare. Su una cosa in particolare siamo subito stati d’accordo con lui: la musica dà sempre emozioni forti. Cantare insieme fa sentire più vera l’amicizia fra noi e ci dà l’occasione di capire e condividere tanti sentimenti: la tristezza, la gioia, la felicità, la noia...
Al termine dell’intervista era tale l’entusiasmo che una nostra compagna sosteneva che la musica è un’arte che deve per forza esistere, altrimenti nessuno è felice, mentre un altro dichiarava che da grande avrebbe fatto il maestro di musica... o forse il giornalista!

Quinta Primaria